C’è un’età giusta per cominciare a scrivere?

images-26

Scrivere nasce da un bisogno interiore. Dall’esigenza di esprimere “qualcosa” a “qualcuno” attraverso una storia che abbiamo creato con la nostra immaginazione. Bisogna trovare il momento giusto della vita e per sé stessi e avere qualche cosa da raccontare.

Ma non c’è un età “raccomandata” per iniziare. Ci sono autori che hanno esordito  giovanissimi, altri che sono approdati alla scrittura nel corso nella vita, taluni anche in tarda età, come nel caso di Camilleri che in modo molti simpatico ha dichiarato che è stata una fortuna per lui aver avuto successo quando già aveva i capelli grigi. “Avevo l’età giusta per apprezzare” ha dichiarato.

Tutto inizia con un’intuizione e dal desiderio di scrivere ma  bisogna essere consapevoli che intuizione e desiderio sono soltanto l’inizio del percorso della narrazione. Il resto è un mix di impegno e perseveranza, unito a tecnica e abilità che si acquisiscono con l’esperienza e il tempo.

Io ho iniziato la mia attività professionale come giornalista, ma il mio sogno nel cassetto è sempre stato quello di scrivere narrativa.  Ho potuto “riprendere” soltanto con gli “anta”, anche se la mia prima commedia l’ho scritta a 13 anni per uno spettacolo degli scout, una commedia dei “bianchi e neri” in un villaggio dell’America “Sudista”. In quel periodo mi ero appassionata  alle avventure di Tom Sowyer di Mark Twain.

Da allora il desiderio di scrivere non mi ha mai lasciato. Ho ripreso, iscrivendomi a un corso di scrittura creativa – in quel periodo lavoravo in azienda e la mia attività era piuttosto impegnativa. Ora non smetterò mai più!  Indipendentemente dal successo delle mie opere. Scrivere crea dipendenza. Volando con la fantasia, ci addentriamo nei meandri del nostro mondo interiore, impariamo a conoscerci, meglio.

La scrittura ha una funzione catartica e ha il potere di riconciliarci con noi stessi, di mettere insieme le nostre parti.
Spesso mi chiedono se i miei racconti sono autobiografici. Le storie sono quasi tutte inventate. Ma nelle mie storie ci sono io. Sarebbe impossibile diversamente. Perché una storia sia verosimile, l’autore deve prendere le sembianze dei suoi personaggi, identificarsi con loro, e in questo processo inevitabilmente proietta parti di sé, anche quando costruisce figure molto diverse da lui.

Insomma, c’è un pezzettino di noi anche in ciascuna comparsa di un romanzo. E sfido qualunque scrittore a dire che non è così!

1530 Total Views 2 Views Today

Lascio un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *